La Messa Crismale con Papa Francesco

La Lettera Circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, della Congregazione per il Culto Divino, all’interno della Settimana Santa, delinea il significato e l’importanza della Messa del Crisma. “La messa del crisma in cui il vescovo, concelebrando con il suo presbiterio, consacra il sacro crisma e benedice gli altri oli, è una manifestazione della comunione dei presbiteri con il proprio vescovo nell’unico e medesimo sacerdozio e ministero di Cristo.

A partecipare a questa messa si chiamino i presbiteri delle diverse parti della diocesi, per concelebrare con il vescovo, quali suoi testimoni e cooperatori nella consacrazione del crisma, come sono suoi cooperatori e consiglieri nel ministero quotidiano. Si invitino con insistenza anche i fedeli a partecipare a questa messa e a ricevere il sacramento dell’eucaristia durante la sua celebrazione. Secondo la tradizione, la messa del crisma si celebra il giovedì della settimana santa. Se il clero e il popolo trovano difficoltà a riunirsi in quel giorno con il vescovo, tale celebrazione può essere anticipata in altro giorno, purché vicino alla pasqua. Infatti il nuovo crisma e il nuovo olio dei catecumeni devono essere adoperati nella notte della veglia pasquale per la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana” (35).

L’antica liturgia romana, per il mattino del giovedì santo, prevedeva solo la riconciliazione dei penitenti. In seguito verrà celebrata una messa per coloro che non sono in grado di osservare il digiuno fino alla messa della sera. In questo contesto verrà introdotta anche la consacrazione degli Oli. La riforma della Settimana santa del 1955 ha ripristinato la Messa della consacrazione del Sacro Crisma. Prima di questa riforma voluta da Pio XII, la benedizione degli Oli santi e la consacrazione del Crisma, avvenivano fuori della messa. La riforma liturgica del Vaticano II ha dato a questa celebrazione una dimensione più ecclesiale, costituendo l’occasione per riunire il presbiterio diocesano intorno al Vescovo. Di conseguenza la celebrazione crismale fa del Giovedì Santo una giornata sacerdotale, con il rinnovo delle promesse sacerdotali. “La nuova strutturazione della messa crismale ha inteso porre in rilievo questa sorta di «festa del sacerdozio», un tempo inusitata nella Chiesa romana. I testi scelti per le letture, il brano di Isaia 61,1-3.6,8-9; il brano dell’Apocalisse 1,5-8 e Luca 4,16-21, sono tutti centrati sulle caratteristiche che distinguono colui che è stato scelto per assolvere le funzioni sacerdotali”. Come ha sottolineato la Lettera Circolare, è pastoralmente molto importante che a questa celebrazione partecipino anche i fedeli per solennizzare sia il sacerdozio ministeriale che quello di tutti i battezzati. Dal punto di vista liturgico la Messa Crismale rappresenta la celebrazione più importante e significativa presieduta dal Vescovo, che deve essere il punto di riferimento per la vita liturgica della diocesi. La Sacrosactum Concilium ricorda che: “Il vescovo deve essere considerato come il grande sacerdote del suo gregge: da lui deriva e dipende in certo modo la vita dei suoi fedeli in Cristo. Perciò tutti devono dare la più grande importanza alla vita liturgica della diocesi che si svolge intorno al vescovo, principalmente nella chiesa cattedrale, convinti che c'è una speciale manifestazione della Chiesa nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima eucaristia, alla medesima preghiera, al medesimo altare cui presiede il vescovo circondato dai suoi sacerdoti e ministri” (SC 41). Il Cerimoniale dei Vescovi ne da anche le motivazioni: “Le celebrazioni presiedute dal Vescovo sono la più alta manifestazione della Chiesa locale; esse evidenziano in modo particolare il mistero della Chiesa, di cui Cristo è il capo; perciò non sono un mero apparato di cerimonie…Queste celebrazioni, vere epifanie della Chiesa particolare, dilatano l’unità e la carità dei fedeli alle dimensioni della Chiesa universale e infervorano i loro animi per annunciare agli uomini il Vangelo di Cristo” (CE 12 e 14). Lo stesso Cerimoniale da ulteriori indicazioni: “Queste celebrazioni siano esemplari per tutte le altre celebrazioni della diocesi. Siano vere, semplici e nobili, chiare, piene di efficacia pastorale: esse favoriscano l’unità pastorale…” (CE, Proemio).

Giuseppe Mattana

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