La santa nostalgia di Dio scaturisce nel cuore credente perché sa che il Vangelo non è un avvenimento del passato ma del presente. La santa nostalgia di Dio ci permette di tenere gli occhi aperti davanti a tutti i tentativi di ridurre e di impoverire la vita. La santa nostalgia di Dio è la memoria credente che si ribella di fronte a tanti profeti di sventura. Questa nostalgia è quella che mantiene viva la speranza della comunità credente che, di settimana in settimana, implora dicendo: «Vieni, Signore Gesù!». (Omelia di Papa Francesco, 6 gennaio 2017)

«Questa la testimonianza di Giovanni»  (Gv 1, 19) - Giovanni è un uomo che ha avuto un tempo breve di vita per annunciare la parola di Dio. Cosa ha fatto Giovanni? Prima di tutto annunciò il Signore; che era vicino il regno di Dio. Un annuncio che egli ha fatto con forza: battezzava ed esortava tutti a convertirsi. La seconda caratteristica della sua testimonianza è che non s’impadronì della sua autorità morale nonostante gli sia stata offerta su un vassoio la possibilità di dire: io sono il Messia! Giovanni è stato chiaro e ha affermato: «No, io non sono!». Ha detto chiaramente: «Io sono una voce. La parola viene dopo. Io sono una voce!». La terza cosa che ha fatto Giovanni è imitare Gesù. In quei tempi, i farisei e i dottori credevano che lui fosse il Messia. Persino Erode credeva che Gesù fosse Giovanni. Proprio questo mostra fino a che punto il Battista abbia seguito la strada di Gesù, soprattutto nel cammino dell’umiltà (Omelia a Santa Marta, 7 febbraio 2014).

Domande

«Annunciamo Gesù Cristo? Ci serviamo o no della nostra condizione di cristiani come se fosse un privilegio? Andiamo sulla strada di Gesù Cristo, la strada dell’umiliazione, dell’umiltà, dell’abbassamento per il servizio?» (Omelia a Santa Marta, 7febbraio 2014).

I Magi avevano il cuore aperto all’orizzonte e poterono vedere quello che il cielo mostrava perché c’era in loro un desiderio che li spingeva: erano aperti a una novità. I magi, in tal modo, esprimono il ritratto dell’uomo credente, dell’uomo che ha nostalgia di Dio; di chi sente la mancanza della propria casa, la patria celeste. Riflettono l’immagine di tutti gli uomini che nella loro vita non si sono lasciati anestetizzare il cuore. (Omelia di Papa Francesco, 6 gennaio 2017)

30 dicembre

«Il bambino cresceva e si fortificava»    (Lc 2,40)

Dio ha scelto di nascere in una famiglia umana, che ha formato lui stesso. L’ha formata in uno sperduto villaggio della periferia dell’impero romano. Non a Roma, che era la capitale dell’impero, non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata. Forse, in molte parti del mondo, noi stessi parliamo ancora così, quando sentiamo il nome di qualche luogo periferico di una grande città. Ebbene, proprio da quella periferia del grande impero, è iniziata la storia più santa e più buona, quella di Gesù tra gli uomini! E lì si trovava questa famiglia. Gesù è rimasto in quella periferia per trent’anni. A Nazareth tutto sembra accadere «normalmente», secondo le consuetudini di una pia e operosa famiglia israelita: si lavorava, la mamma cucinava, faceva tutte le cose della casa, stirava le camice, tutte le cose da mamma. Il papà, falegname, lavorava, insegnava al figlio a lavorare (Udienza generale, 17 dicembre 2014).

Impegno

«Si litiga nella famiglia: l’importante è che non si finisca la giornata senza fare la pace. Avete fatto la guerra durante la giornata? È ancora calda questa guerra? Non lasciate che diventi fredda: perché la “guerra fredda” del giorno dopo è più pericolosa della “guerra calda”» (Discorso, 21 dicembre 201 5).

«Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» (Mt 2,2). Con queste parole i magi, venuti da terre lontane, ci fanno conoscere il motivo della loro lunga traversata: adorare il re neonato. Vedere e adorare: due azioni che risaltano nel racconto evangelico: abbiamo visto una stella e vogliamo adorare. Questi uomini hanno visto una stella che li ha messi in movimento. La scoperta di qualcosa di inconsueto che è accaduto nel cielo ha scatenato una serie innumerevole di avvenimenti. (Omelia di Papa Francesco, 6 gennaio 2017)

«[Simeone] accolse tra le braccia [il bambino] e benedisse Dio»   (Lc2,28) - Per crescere nella fede avremmo bisogno di contemplare più spesso Gesù bambino. Le indicazioni che possediamo fanno riferimento alla presentazione al tempio e alla visita dei Magi. Sappiamo poco di Gesù bambino, ma possiamo imparare molto da lui se guardiamo alla vita dei bambini. Scopriamo, anzitutto, che i bambini vogliono la nostra attenzione. Loro devono stare al centro perché hanno bisogno di sentirsi protetti. E necessario anche per noi pone al centro della nostra vita Gesù e sapere, anche se può sembrare paradossale, che abbiamo la responsabilità di proteggerlo. Vuole stare tra le nostre braccia, desidera essere accudito e poter fissare il suo sguardo nel nostro. Inoltre, far sorridere Gesù bambino per dimostrargli il nostro amore e la nostra gioia perché lui è in mezzo a noi. Il suo sorriso è segno dell’amore che ci dà certezza di essere amati (Udienza generale, 30 dicembre 2015).

Domande

«Ci domandiamo: chi siamo noi davanti a Gesù bambino? Chi siamo noi davanti ai bambini di oggi? Siamo come Maria e Giuseppe, che accolgono Gesù e se ne prendono cura con amore materno e paterno?» (Omelia, 25 maggio 2014).

«Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima» (Mt 2, 10) - Quel Bambino, nato a Betlemme dalla Vergine Maria, è venuto non soltanto per il popolo d’Israele, rappresentato dai pastori di Betlemme, ma anche per l’intera umanità, rappresentata dai Magi, provenienti dall’Oriente. I Magi ci indicano la strada sulla quale camminare nella nostra vita. Andavano alla ricerca di Dio. E lo Spirito Santo che li ha chiamati e li ha spinti a mettersi in cammino; e in questo cammino avverrà anche il loro personale incontro con il vero Dio. Quella stella che ha accompagnato il cammino li fa entrare nel mistero. Guidati dallo Spirito, arrivano a riconoscere che i criteri di Dio sono molto diversi da quelli degli uomini, che Dio non si manifesta nella potenza di questo mondo, ma si rivolge a noi nell’umiltà del suo amore. I Magi sono così modelli di conversione alla vera fede perché hanno creduto più nella bontà di Dio che non nell’apparente splendore del potere (Omelia, 6 gennaio 2015).

Impegno

«Chiediamo al Signore che ci conceda di vivere lo stesso cammino di conversione vissuto dai Magi. Che troviamo il coraggio di liberarci dalle nostre presunzioni, dalle nostre “luci”, e che cerchiamo questo coraggio nell’umiltà della fede e possiamo incontrare la Luce, come hanno fatto i santi Magi» (Omelia, 6 gennaio 201 5)

«Un grido è stato udito in Rama»  (Mt 2, 18) - Oggi come allora, udiamo il grido di Rachele che piange i suoi figli perché non sono più (cf. Ger 31,15; Mt 2,18). E la voce delle migliaia di persone che piangono in fuga da guerre orribili, da persecuzioni e violazioni dei diritti umani, o da instabilità politica o sociale, che rendono spesso impossibile la vita in patria. E il grido di quanti sono costretti a fuggire per evitare le barbarie indicibili praticate verso persone indifese, come i bambini e i disabili, o il martirio per la sola appartenenza religiosa (Discorso, 11 gennaio 2016).

La vita è sacra, quale dono di Dio. Il quinto comandamento del Decalogo dice: «Non uccidere» (Es 20,13). Dio è il Dio della vita, e vuole sempre promuoverla e difenderla (Discorso, 17 gennaio 2016).

Impegno

«Domandiamo al Signore che cancelli ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada ai drammi dell’umanità» (Omelia, 8 luglio 2013).

«In questo abbiamo conosciuto l’amore» (lGv3, 16) - «Dio è amore» (1Gv 4,8.16), afferma per la prima e unica volta in tutta la Sacra Scrittura l’evangelista Giovanni. Questo amore è ormai reso visibile e tangibile in tutta la vita di Gesù. La sua persona non è altro che amore, un amore che si dona gratuitamente. Le sue relazioni con le persone che lo accostano manifestano qualcosa di unico e di irripetibile. I segni che compie, soprattutto nei confronti dei peccatori, delle persone povere, escluse, malate e sofferenti, sono all’insegna della misericordia. Nulla in lui è privo di compassione. Gesù, dinanzi alla moltitudine di persone che lo seguivano, vedendo che erano stanche e sfinite, smarrite e senza guida, sentì fin dal profondo del cuore una forte compassione per loro (cf. Mt 9,36). In forza di questo amore compassionevole guarì i malati che gli venivano presentati (cf. Mt 14,14), e con pochi pani e pesci sfamò grandi folle (cf. Mt 15,37). Ciò che muoveva Gesù in tutte le circostanze non era altro che la misericordia (Misericordiae vultus, n. 8).

Impegno

«Chiediamo aI Signore che ci faccia comprendere la legge dell’amore. Che buona cosa è avere questa legge! Quanto ci fa bene amarci gli uni gli altri al di là di tutto! Sì, al di là di tutto!» (Evangelii gaudium, n. 101).

«La vita si manifestò, noi l’abbiamo veduta»  (1 Gv 1,2) - Per celebrare in modo proficuo il Natale, siamo chiamati a soffermarci sui «luoghi» dello stupore. E quali sono questi luoghi dello stupore nella vita quotidiana? Sono tre. Il primo luogo è l’altro, nel quale riconoscere un fratello, perché da quando è accaduto il Natale di Gesù, ogni volto porta impresse le sembianze del Figlio di Dio. Soprattutto quando è il volto del povero, perché da povero Dio è entrato nel mondo. Un altro luogo dello stupore è la storia. Il Dio del Natale è un Dio che «scombina le carte»: gli piace farlo! Come canta Maria nel Magnificat, è il Signore che «rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili». Un terzo luogo dello stupore è la Chiesa: guardarla con lo stupore della fede significa non limitarsi a considerarla soltanto come istituzione religiosa; ma sentirla come una Madre che, pur tra macchie e rughe, lascia trasparire i lineamenti della Sposa amata e purificata da Cristo Signore. Una Chiesa che sa riconoscere i molti segni di amore fedele che Dio continuamente le invia (Angelus, 20 dicembre 2015).

Impegno

«Ci aiuti Maria a percepire questi tre stupori l’altro, la storia e la Chiesa per la nascita di Gesù, il dono dei doni, il regalo immeritato che ci porta la salvezza» (Angelus, 20 dicembre 201 5).

«Quale grande amore ci ha dato il Padre» (1Gv3,1) - La nascita di Gesù ci mostra che Dio ha voluto unirsi a ogni uomo e ogni donna, per comunicarci la sua vita e la sua gioia. Così Dio è Dio con noi, Dio che ci ama, Dio che cammina con noi. Così il Natale ci rivela l’amore immenso di Dio per l’umanità. Da qui deriva anche l’entusiasmo, la speranza di noi cristiani, che nella nostra povertà sappiamo di essere amati, di essere visitati, di essere accompagnati da Dio; e guardiamo al mondo come il luogo in cui camminare insieme con lui e tra di noi, verso i cieli nuovi e la terra nuova. Con la nascita di Gesù è nata una promessa nuova, è nato un mondo nuovo, ma anche un mondo che può essere sempre rinnovato. Dio è sempre presente a suscitare uomini nuovi, a purificare il mondo dal peccato che lo invecchia, dal peccato che lo corrompe. Per quanto la storia umana e quella personale di ciascuno di noi possa essere segnata dalle difficoltà, la fede nell’incarnazione ci dice che Dio è solidale con l’uomo e con la sua storia (Angelus, 5 gennaio 2014).

Preghiera

«Maria, Madre di Dio e nostra tenera Madre, ci sostenga sempre, perché rimaniamo fedeli alla vocazione cristiana e possiamo realizzare i desideri di giustizia e di pace che portiamo in noi all’inizio di questo nuovo anno» (Angelus, 5 gennaio 2014).

«Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore»   (Lc 2,11) - Oggi il Figlio di Dio è nato: tutto cambia. Il Salvatore del mondo viene a farsi partecipe della nostra natura umana, non siamo più soli e abbandonati. La Vergine ci offre il suo Figlio come principio di vita nuova. La luce vera viene a rischiarare la nostra esistenza, spesso rinchiusa nell’ombra del peccato. Oggi scopriamo nuovamente chi siamo! Ci viene reso manifesto il cammino da percorrere per raggiungere la meta. Ora, deve cessare ogni paura e spavento, perché la luce ci indica la strada verso Betlemme. Non possiamo rimanere inerti. Non ci è lecito restare fermi. Dobbiamo andare a vedere il nostro Salvatore deposto in una mangiatoia. Ecco il motivo della gioia e della letizia: questo bambino è «nato per noi’», è «dato a noi», come annuncia Isaia (cf. 9,5). A un popolo che da duemila anni percorre tutte le strade del mondo per rendere partecipe ogni uomo di questa gioia, viene affidata la missione di far conoscere il «Principe della pace» e diventare suo efficace strumento in mezzo alle nazioni (Omelia, 24 dicembre 2015).

Preghiera

«O Maria, Madre di Gesù, tu che hai accolto, insegnaci ad accogliere; tu che hai adorato, insegnaci ad adorare; tu che hai seguito, insegnaci a seguire»  (Omelia, 25 maggio 2014).

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